il termopolio di Ostia Antica

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Si parla molto in questi giorni della recente scoperta di un “termopolio” a Pompei. Per quanto l’associazione del posto con la definizione anglofona “street food” faccia molto figo e di tendenza, per “termopolio” si intende più correttamente una tavola calda (letteralmente spaccio di cose calde), detto anche “popina” per gli amici, termine molto più comune nel mondo romano per riferirsi a questi luoghi di ristoro. Questo genere di scoperte ci riportano piacevolmente a una cosiddetta storia minore, legata alla vita quotidiana dei nostri antenati, ma sicuramente non meno affascinante della storia dei grandi eventi e molto più vicina alle nostre abitudini pre-dpcm. Non parliamo infatti di grandi battaglie, intrighi politici, rivoluzioni religiose, ma più semplicemente di un pasto veloce accompagnato da un bicchiere di vino (ebbene sì, aromatizzato alle fave) e due chiacchiere con un collega di cantiere o un’avvenente cameriera. E mentre non vediamo l’ora di fare un giro tra le meraviglie di Pompei, stimolati da queste ultimissime curiosità, la notizia ci ricorda anche che, se proprio non volessimo allontanarci dalla nostra amata città, anche ad Ostia antica avremmo la possibilità di ammirare una popina perfettamente conservata.

Strategicamente posizionata nel centro della città, a due passi dal foro, la popina di Via di Diana presenta ancora tutti gli elementi tipici di un bar di epoca imperiale, con tanto di insegna, bancone e piccolo cortile interno per sedersi all’aperto, e ad entrarci quasi viene voglia di sedersi per ordinare un bicchiere di vino e fare una partita a dadi..o forse meglio di no, visto che il gioco nelle taverne era illegale e avremmo dovuto farlo di nascosto nel retrobottega. Se avessimo fretta potremmo semplicemente ordinare al bancone affacciato sulla strada principale e magari consumare velocemente sedendoci per qualche minuto sui sedili esterni abbelliti da vivaci affreschi, osservando il via vai della strada che corre proprio tra due grandi insule: i caseggiati a più piani, antenati dei nostri condomini. C’è solo da sperare che a qualcuno non venga in mente di rovesciare i propri bisogni dalla finestra proprio in quel momento. Allora è forse preferibile mangiare all’interno, o ancora meglio nel piccolo cortile all’aperto, reso ancora più piacevole dalla presenza di una graziosa fontana.

Nella sala interna potremmo buttare un occhio ai tre ripiani posti sopra il tavolo di marmo, destinati all’esposizione dei piatti del giorno, mentre un controverso affresco a soggetto natura morta ci racconta tutto quello che può trovarsi in questo luogo per una piacevole pausa: un piatto con del cibo, un bicchiere o un vassoio contenente uova o olive a seconda dell’interpretazione (ma potrebbe essere benissimo un drink di qualche tipo) e quello che è stato indicato alternativamente come un frutto o un ortaggio, ma che trovo molto più convincente nella sua interpretazione di strumento musicale: nello specifico una coppia di cimbali, tipico strumento a percussione dell’antichità. In poche parole, più che una sorta di menù visivo, una dichiarazione dell’offerta complessiva del locale: qui se magna, se beve e si ascolta musica (per quanto lo sbattimento di cimbali durante il pasto sarebbe stato a me personalmente poco gradito).

In realtà molto spesso avreste potuto trovare anche un altro servizio aggiuntivo, offerto dal proprietario della locanda in piccoli ambienti soppalcati all’interno della stessa: dopo un pasto veloce si poteva infatti concludere la pausa pranzo con un incontro ravvicinato e altrettanto veloce con una delle cameriere-prostitute che lavoravano sul posto. Un’attività, che a differenza del gioco d’azzardo, era perfettamente lecita e ammessa all’interno delle locande. Tornando al cibo troviamo infine due piccoli ambienti laterali che ci mostrano quello che rimane di un piccolo fornelletto per riscaldare le pietanze e di un dolio seminterrato, grande contenitore in terracotta, destinato probabilmente alla conservazione del vino al fresco.

Insomma anche ad Ostia antica è possibile fare un viaggio nella quotidianità di una città romana, e speriamo che queste belle e curiose notizie da Pompei possano essere di stimolo per riscoprire tutto quello che abbiamo a disposizione a due passi da casa. Per quel che ci riguarda, noi siamo prontissimi a portarvi con noi non appena riapriranno l’area archeologica.

Andrea

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