L’altro 25 Dicembre

Nel sottosuolo di Roma esistono diversi Mitrei, templi sotterranei dedicati al culto della divinità orientale chiamata Mitra, giovane dio dal berretto frigio. Si può dire che il Mitraismo abbia preceduto e posto le basi per la diffusione del nostro attuale Cristianesimo, anche e soprattutto da un punto di vista architettonico: i Mitrei romani si trovano infatti spesso al di sotto delle chiese cristiane, soppiantati fisicamente in quell’inevitabile processo di distruzione, riappropriazione e assorbimento dei culti pagani. Il mitreo di Santa Prisca è quello che meglio ci racconta questo culto attraverso gli stucchi e le tracce dei suoi affreschi, illuminando in parte una tradizione misterica che non ha lasciato nulla di scritto, e dove solo gli adepti avevano la facoltà di tramandare oralmente le complesse regole e i rituali. Il culto venne importato a Roma dall’oriente dai legionari che facevano ritorno dalle campagne militari nelle provincie dell’est dell’impero. Si basava sul concetto di fedeltà, di patto (mitra) ed era caratterizzato da dure prove di iniziazione, e da un rituale che vedeva il suo culmine in un grandioso banchetto di gruppo. L’ideale per un soldato fomentato che tra cameratismo, maschie prove di forza e una sbronza collettiva, sembrava aver trovato la strada più consona per avvicinarsi alla spiritualità. Decisamente un affare per soli uomini che, nel suo percorso iniziatico e nell’elemento di esclusività maschile, ricorda molto una sorta di massoneria ante-litteram. Il culto originale venne infine modificato e alleggerito, lasciando al centro il simbolismo di Mitra, inviato dal dio sole per creare e fecondare la terra.

Come tutti gli altri, anche il mitreo di Santa Prisca si presenta con le caratteristiche di una grotta, a rappresentare il luogo della nascita del dio (vi ricorda qualcosa? provate a dare un’occhiata al presepe in soggiorno), dove al centro dell’ambiente campeggia la scena madre, cuore dell’intera religione: la cosiddetta “tauroctonia”, l’uccisione del toro con un pugnale da parte di Mitra, l’atto generatore e vivificatore del mondo secondo il quale tutto ha inizio. A differenza degli altri mitrei in questo caso la scena è rappresentata come un bassorilievo a stucco e si caratterizza per la curiosa presenza del dio Saturno sdraiato, realizzato principalmente attraverso il riutilizzo di “cocci” di anfore (probabilmente da un qualche scultore alternativo, antesignano dei nostri artisti d’avanguardia, riciclatori di materiali per opere d’arte).

Mitra ci appare col suo svolazzante mantello rosso e una divertente espressione da “bambacione”. Eppure questo simpatico Superman sovrappeso è in realtà il dio che salva il mondo, lontano anni luce dallo stile hipster decisamente più “cool” del suo più diretto “concorrente”. Mitra nasce secondo la tradizione dalla nuda roccia in una grotta (ma non al freddo e al gelo come verrebbe voglia di cantare in questo periodo) nel giorno del sol invictus: quel 25 dicembre ricorrente in ogni culto pagano, e successivamente cristiano, come giorno della rinascita della luce dopo il lungo inverno, e quindi della salvezza. Egli salverà il mondo con un atto di forza: la tauroctonia, l’uccisione del toro dal cui sangue e sperma si feconderà la terra e nascerà la vita. Un’orgia di sangue e animali con un preciso simbolismo, con il cane e il serpente che lambiscono il sangue e un maledettissimo scorpione che attenta ai genitali del toro per evitare che il suo seme fecondi la terra per portare la rinascita. Questa affascinante visione ritualistica dal sapore agrario, acquista in realtà una simbologia ancora più universale. Da quest’atto si crea infatti l’universo a partire dalla barbarie primordiale e scaturisce il movimento dei pianeti che danno vita al tempo. L’ingresso alla grotta del mitreo di santa Prisca riporta simbolicamente al concetto di tempo grazie alla presenza, a mò di guardiani, di ciò che rimane delle statue dei due giovani dadofori (portatori di fiaccole), uno con la fiaccola abbassata e l’altro con la fiaccola alzata: l’inizio del tempo e la sua fine, con il dio Mitra che ne assurge allo zenith. Una sorta di trinità temporale che si esaurisce in un ciclo, come una rappresentazione teatrale del mondo dove Cautes e Cautopates (questi i nomi dei dadofori) sono le maschere che accompagnano e congedano il pubblico per la visione del più grande spettacolo mai realizzato.

Altra caratteristica importante del mitreo di santa Prisca è l’affresco, ormai consumatissimo, in cui viene rappresentata una curiosa processione che finalmente ci illumina su quelli che ragionevolmente potevano essere i sette gradi di iniziazione al culto mitraico. Un percorso fatto di sette livelli, ciascuno tutelato da un pianeta. Si parte dal “Corvo”, il messaggero del Sole che stipula il patto con Mitra conducendolo alla tauroctonia. Seguono il “Ninfo” (stato di elevazione spirituale, tutelato da Venere), il Miles (il soldato, tutelato da Marte e al cui status corrispondeva il superamento di dure prove in stile confraternita universitaria, tipo l’immersione in una pozza d’acqua gelida), il “Leone” (protetto da Giove, incaricato di occuparsi della celebrazione del banchetto, in poche parole quello che porta le birre e passa tutto il tempo davanti alla brace durante i barbecue) e infine il “Persiano” (chiaro riferimento all’origine orientale del culto, protetto dalla Luna) e l’”Eliodromo”, il grado più alto e più vicino alla divinità, secondo solo all’ultimo, sommo livello: quello del Pater, l’identificazione stessa del dio in terra. Per tornare al simpatico Leone, l’affresco sulla parete sinistra rappresentava la processione dei Leoni nell’atto di portare le libagioni (con tori, galli e maiali), mentre alla fine scorgiamo il Sole e Mitra che banchettano insieme (notate nella foto uno splendido sole dotato del familiarissimo simbolo dell’aureola). Un ultima curiosità sul mitreo di S. Prisca è la presenza di un ulteriore ambiente sulla sinistra, ritenuto essere una sorta di spogliatoio per la preparazione della celebrazione, praticamente la nostra sacrestia.

Esistono numerosissimi punti di contatto tra Mitraismo e Cristianesimo (la nascita del dio in una grotta il 25 dicembre, la presenza dei pastori, il concetto di trinità, l’elevazione spirituale verso un regno dei cieli in una concezione salvifica e catartica), per quanto l’estetica della ritualità si discosti notevolmente, e il banchetto pane e vino della liturgia cristiana risulti infinitamente più sobrio. Sta di fatto che fu proprio il Cristianesimo a soppiantare questo culto, enormemente diffuso fino al terzo secolo dopo Cristo, forse a causa dei suoi limiti riscontrabili in una partecipazione di base troppo elitaria e misterica, che escludeva le donne, o forse semplicemente per una scelta politica, quando Costantino decise di convogliare tutte le esigenze di spiritualità del popolo romano verso un’unica religione, che possibilmente presentasse tutti i vantaggi di un controllo politico: monoteista, universale e soprattutto controllabile, ovvero, per tornare a Mitra, “alla luce del sole”. Quello stesso sole che vi invito riscoprire nei nostri sotterranei, in quelle grotte artificiali dove ancora oggi è possibile respirare il fascino dell’arcano e tutta la suggestione di un culto misterico ancora sconosciuto. Non appena sarà possibile tornare a visitare i nostri sotterranei, il mitreo di Santa Prisca farà parte di un nostro prossimo percorso alla scoperta dei culti misterici e dell’esoterismo nella Roma antica.

Andrea